Cenni storici

La scoperta della fonte


"Presso Bellano, amenissimo villaggio della sponda orientatale, del Lago di Como, è stata recentemente scoperta una nuova fonte minerale acidulo - salino - ferruginosa, meritevole di tutta l'attenzione dei medici per la sua salutifera azione contro gran numero di malattie.

Quest'acqua scaturisce alla distanza di circa ottanta passi dalla sponda sinistra del fiume Piovema, altezza di circa metri 76 al di sopra del Lario e si sale ad essa per la strada provinciale che conduce nella Valsassina varcando sul ponte di San Rocco l'orrido che trae l'ammirazione dei viaggiatori e dopo Bonzeno prendendo un delizioso sentiero campestre fra vigneti e macchie.

Il nocciolo di quella parte del monte, nella quale esiste questa fonte è una roccia emersoria mista di sostanze piritose, ocracee, con filoni di quarzo in grano, che alla distanza di circa un miglio cangiasi in una puddinga sedimentaria, indi in una massa calcarea, la quale forma la rimanente parte della catena dei monti verso Esino. E il terreno che la copre è siliceo-spatico-argilloso-calcare, carico di humus e perciò piuttosto fertile."


Questa breve descrizione, riportata sulla Gazzetta Medica Italiana del 1851, narra come la località di Tartavalle doveva apparire agli occhi di uno dei più autorevoli chimici dell'epoca, padre Ottavio Ferrario, giunto in Valsassina appositamente per esaminare l'acqua di una fonte scoperta da pochi anni ma che "dimostrò ben presto ai valligiani che l'usarono, quanto essa riuscisse efficace nella cura ricostituente generale". L'acqua minerale in questione, scoperta nel 1839 da Antonio Fondra di Taceno, iniziò a sgorgare sui terreni di proprietà dei reverendi sacerdoti don Clemente e don Tranquillino, fratelli Fondra, nei pressi di Tartavalle, località che costituisce il limite estremo della Valsassina, che adagiandosi, forma un'ampia conca contraddistinta da panorami degni di nota per l'imponente spettacolo delle montagne che le fanno corona: a Nord, Taceno, Margno, Crandola, sui quali si innalzano il Muggio (m.1791), il Cimone di Margno (m.1801), e più in là, la cresta del Legnone: a Sud, il monte di S. Defendente (m.1325), il Sasso Mattolino (m.1542), e la mole della Grigna settentrionale (m.2410): di fianco, il Pizzo di Parlasco, dal quale si domina la parte superiore e centrale del Lario, e lo stupendo altopiano di Esino.

Le prime analisi


Le acque della fonte furono analizzate per la prima volta nel 1847 dal padre Ottavio Ferrario, distinto chimico della farmacia dei Fatebenefratelli di Milano, che la qualificò come acqua "salina magnesiaca ferruginosa".

Dei risultati delle analisi e delle proprietà curative dell'acqua ne danno notizie il Marchetti (1847) ed il Bettinetti (1847) in due articoli pubblicati sul più importante quotidiano milanese dell'epoca, la "Gazzetta Privilegiata di Milano" del 24 luglio e, del 29 luglio. Sempre al Marchetti, si devono alcune note sulla "Gazzetta Medico Lombarda" del 1849, dedicate alle "acque minerali subacidulo - salino - ferruginose di Taceno, nella Valsassina".

La fama di Tartavalle cominciò così a diffondersi. L'ingegnere Giuseppe Arrigoni già dal 1848 aveva pubblicato una memoria "delle acque minerali di Taceno", il dottor Bettinetti aveva scritto sulla Gazzetta Medica delle relazioni di cure, i dottori Antongini e Maroni pubblicarono in seguito degli opuscoli illustrativi, e fino al 1885 "la fonte si vide annualmente frequentata da parecchie centinaia di ammalati che si curavano e con successo, nelle flogosi lenti e croniche degli organi gastro-epatici, nelle affezioni degli organi orinari, nelle anemie, nei disturbi di stomaco, e nelle diverse forme in cui i principi infiammatori possono essere risolti".



Dal registro Clienti del complesso termale (1858)

Analisi chimica prof. Bertoni (1901)


Le peculiarità naturali della fonte, composizione chimica e ubicazione, erano dei buoni presupposti che lasciavano intravedere possibilità di sviluppo d'attività legate allo sfruttamento delle acque. Era evidente che occorresse il riconoscimento di tale risorsa da parte delle autorità competenti. E così accadde. Agli inizi del '900, il continuo susseguirsi di professori, dottori e chimici, che esprimevano giudizi positivi sull'acqua di Tartavalle esaltandone le proprietà "portentose", stava infondendo fiducia ai medici e ai pazienti che, rincuorati, accorrevano sempre più a Tartavalle.

Nel 1905, come testimonia un'immagine storica dell'epoca, esisteva nella piana di Tartavalle un grazioso fabbricato edificato appositamente per ospitare le tre fontane da cui sgorgava l'acqua Antica Fonte. Tale edificio evocava una sorta di gazebo o chiosco ed era contraddistinto dalla ripetizione di larghe fasce bicromatiche sulle pareti esterne e sormontato da copertura a padiglione con merlature ornamentali che ne disegnavano il profilo.

Foto storica Antica fonte (1905)

È in questi anni che si manifestò la necessità di strutture atte all'accoglienza di un numero sempre in crescita di visitatori.

Nel 1907, il Ministero dell'Interno, Direzione Generale della Sanità Pubblica, nella raccolta "Le Acque Minerali d'Italia" quantifica in 1500 il numero di visitatori all'anno e descrive Tartavalle in questo modo:

"Lo stabilimento balneare, di proprietà dei fratelli Don Clemente e Don Tranquillo Fondra, esercitato dal signor Giuseppe Villa, ha 10 tinozze da bagno in cemento e 5 docce.
Il prezzo di ogni operazione balneare è di £ 1. Annesso allo stabilimento vi è un albergo capace di alloggiare contemporaneamente 80 persone, con una pensione media giornaliera, di £ 7.
Altri 2 alberghi esistono nel comune di Taceno e un altro a Tartavalle, condotto dai fratelli Vitali".

Prima del 1910 erano già state realizzate le prime strutture ricettive pensate, in primo luogo, per accogliere i pazienti bisognosi di cure e successivamente per ospitare gli eventuali turisti attratti dal caratteristico contesto ambientale o mossi dalla curiosità.

Cartolina storica - Albergo Legnone Taceno

Cartolina storica - Albergo Legnone Taceno

L'analisi completa delle acque, di cui era emersa necessità dalle ricerche effettuate all'inizio del '900, fu intrapresa dal prof. Bertoni nel 1911.

In seguito all'analisi svolta e appurate le proprietà "miracolose" dell'acqua di Tartavalle, molti furono i professori e i dottori che pubblicizzarono le sorgenti di Taceno. Lo stesso prof. Bertoni, durante l' XI Congresso Nazionale di Idrologia, Climatologia e Terapia Fisica, svoltosi a Napoli nel 1912, parlò delle fonti di Taceno magnificandone le qualità terapeutiche.

Tartavalle è un vasto appezzamento di terreno, di forma presso che ellittica, attraversato in direzione da Nord-Sud da largo viale fiancheggiato da bellissimi filari di grossi platani ornamentali, fino a raggiungere gli attuali fabbricati in fondo a Sud, ed è, per la maggior parte, verso Sud-Est, a prato stabile in un sol piano discendente al fiume Pioverna, che vi scorre in fregio ad Est in direzione Sud-Nord; e per l'altra parte che si sviluppa in forma quasi semiellittica, lungo tutto il lato di ponente gradatamente e piuttosto elevata sul piano del viale di mezzo, è a bosco ceduo con intercalate piante diverse con cima a piuma antica: un altro viale che si diparte dal largo spazio avanti il fabbricato in fondo a Sud corre tutto lungo il fiume Pioverna a sinistra fino all'ingresso della strada comunale per Taceno.

E' in questo appezzamento che si incontrano le diverse sorgenti di acque minerali, delle quali la principale, già convenientemente captata, difesa e protetta, serve principalmente di bevanda mentre altre sorgenti analoghe si impiegano per bagni minerali. Il terreno dal quale scaturiscono le acque minerali consiste di grani minutissimi di quarzo piritico commisto a detriti della puddinga rossa ed arenarie variegate, che, coi micascisti e calcari dolomitici, formano quasi il fondo della valle.

Le acque, attraversando questi strati alterni di rocce diverse, fra cui diffusi sono i filoni di minerali di ferro, dei quali già mi è accaduto di far cenno nelle pagine precedenti, si arricchiscono di elementi svariatissimi e dei più importanti nella terapeutica quali il ferro, il manganese e l'arsenico, per dire dei principali di attività biologica incontestabile."