Cenni storici

I nuovi proprietari: i Mantegazza


Tartavalle venne anche annoverata nella guida "Le acque minerali e gli stabilimenti termali, idropinici ed idroterapici d'Italia" del 1916, redatta dall'Associazione Medica Italiana d'Idrologia, di Climatologia e di Terapia Fisica diretta dal Dott. Prof. Vinaj e dal Dott. Pinali.

I Fondra, a cui si deve l'individuazione della sorgente e i successivi sforzi compiuti per ottenere il riconoscimento e la valorizzazione di tale risorsa, decisero intorno agli anni venti, di cedere la proprietà. Il proprietario che subentrò fu il Sig. Filippo Mantegazza che rilevò l'intero podere nel 1919.

Probabilmente è a lui che si deve lo sfruttamento intensivo delle sorgenti, in quanto, dagli anni venti fino agli anni ottanta, si susseguirono analisi chimiche sistematiche delle acque ed opere di captazione relative a nuove fonti, ma non solo, furono anche effettuate prove cliniche su pazienti ai quali fu prescritta e somministrata una quantità giornaliera di acqua di Tartavalle.

Nel 1928, i Mantegazza si prodigarono per ottenere i permessi necessari per mantenere l'autorizzazione all'utilizzo e alla vendita dell'acqua, precedentemente rilasciata ai fratelli Fondra: è chiaro che lo scopo dei nuovi acquirenti fosse quello di riprendere e di incrementare notevolmente l'attività termale, affiancando a tale utilizzo l'imbottigliamento dell'acqua.

Così, intorno agli anni '30, i Mantegazza ampliarono il complesso termale: operazione indispensabile per supportare lo sviluppo preventivato.

Estratto Catastale allegato
al Verbale d'ispezione del 12 luglio 1930.

Analisi chimica prof. Bertoni (1901)

Non si hanno notizie precise su quali edifici furono realizzati per volontà dei Mantegazza, ma certamente ai nuovi proprietari si attribuiscono la galleria commerciale (in quanto nei documenti del 1930 si riporta la sua ultimazione) e i lavori di ristrutturazione, ampliamento e ammodernamento degli edifici adibiti all'imbottigliamento e ai bagni.

I Mantegazza si fecero carico delle spese per la realizzazione della rete fognaria e di alcune opere di manutenzione delle aree a verde, abbellendo il parco con viali di platani e grandi piantagioni di pini.
A loro si devono le opere di bonifica dell'area e gli interventi atti ad una migliore utilizzazione delle acque.

L'acqua più alcalina d'Italia fece la fortuna delle Terme negli anni in cui a Taceno arrivava la creme della società milanese e turisti da tutta Europa tanto che la stazione di Bellano riporta ancora oggi l'indicazione abbinata a Tartavalle Terme.

La Concessione Perpetua richiesta nel 1928 fu ottenuta nel 1933 sia per la sorgente Antica Fonte sia per la fonte Rigagno. Da questo momento si resero possibili nuovi interventi volti all'incremento della commercializzazione dell'acqua.

L'albergo Riboli, nel 1937, fu demolito per far posto all'espansione di magazzini a servizio dell'imbottigliamento. L'investimento di capitali, in questi anni, fu indirizzato soprattutto alla vendita dell'acqua in bottiglia: si puntò, quindi, sull'innovazione tecnica degli impianti e sulla commissione di analisi chimiche e studi accurati che fornissero nuovi elementi conoscitivi in merito alla composizione e all'origine delle acque.

Nel 1977 fu commissionato al geologo prof. Volpatti uno studio idrogeologico sull'area di Tartavalle.

Lo studio si proponeva di illustrare le caratteristiche idrogeologiche della zona interessata dalle Terme di Tartavalle, per chiarire le modalità di alimentazione e di emergenza delle sorgenti. Dal lontano 1839, data a cui si fa risalire la scoperta della prima fonte, al 1977, furono individuate almeno una decina di sorgenti, alcune minerali e altre oligo-minerali, che si manifestarono sgorgando dalla piana di Tartavalle.

Le più antiche, note dagli inizi dell'ottocento e da allora sfruttate, furono le acque minerali delle sorgenti Antica Fonte e Rigagno, sgorganti da polle risalenti dalla piana alluvionale. Captate un tempo per bibita (Antica Fonte) e bagni (Rigagno) nella stazione idrotermale sorta sul luogo, furono poi sfruttate per bibita e soprattutto per l' imbottigliamento (Fonte Antica). Mente, delle sorgenti oligominerali, sgorganti poco a monte, sul versante che conduce al ripiano di Parlasco, veniva invece sfruttata per imbottigliamento solo la principale (Sorgente Grotto). Qui di seguito riportiamo le caratteristiche delle varie sorgenti, così come venivano illustrate brevemente dal Volpatti:

1. Sorgente Antica Fonte: scaturisce risalendo (prima della captazione scaturiva con zampillo) dai depositi alluvionali che costituiscono il fondovalle, in prossimità del margine occidentale della piana. L'acqua è captata mediante un tubo cilindrico metallico infisso nel terreno per circa 2 m; in questo tubo l'acqua risale e viene convogliata alla fontanella della "bibita" e allo stabilimento di imbottigliamento. L'acqua è fortemente mineralizzata (alcalina, litinica, ferrugginosa, magnesiaca), ha residuo fisso a 180°C di circa 2,36 gr/l, alcalinità di cc 35 N/lO, ph a 20°C pari a 7,4, durezza totale di F°178. La temperatura è di 11,6°C. Queste caratteristiche sono riscontrabili in varie analisi compiute in tempi diversi, esse si mantengono, cioè, pressoché costanti nel tempo e non subiscono variazioni di rilievo con il variare delle stagioni e degli eventi meteorici.

2. Sorgente Rigagno: Sgorga con le medesime modalità della sorgente Antica Fonte, a circa 100 metri di distanza verso il centro della piana di fondovalle. L'acqua è captata mediante un tubo cilindrico di cemento, infisso per circa 2,5 metri nel terreno; essa risale entro il tubo e viene convogliata ad un serbatoio. Un tempo l'acqua captata veniva usata per bagni, attualmente essa viene immessa nel serbatoio dell'impianto di lavaggio dello stabilimento di imbottigliamento. L'acqua di questa sorgente è minerale con caratteristiche analoghe a quella della Antica Fonte, inoltre essa è solforosa. La temperatura è di 11,2°C (la misura è stata effettuata nel serbatoio).

3. Piccola sorgente risaliente non captata, probabilmente connessa con la sorgente minerale "Canaletto" situata nelle vicinanze ed ora scomparsa.

4. Fonte Bianca: Piccola sorgente sgorgante con le medesime modalità delle sorgenti Antica Fonte e Rigagno; captata un tempo per le cure idriche delle Terme, ora è dispersa nella captazione dell'impianto di lavaggio dello stabilimento di imbottigliamento.

5. Sorgente Grotto: Scaturisce da una frattura nella roccia (conglomeratodelVerrucano) circa50 metri al di sopra del fondovalle, sul pendio che conduce al ripiano di Parlasco. L' acqua viene convogliata in un piccolo serbatoio, e da qui allo stabilimento di imbottigliamento. L'acqua di questa sorgente è oligominerale alcalina, con residuo fisso a 180°C di quasi 0,2 g/l, alcalinità cc 30 N/10, ph a 20°C pari a 7,6, durezza totale di F° 20,15. La temperatura è di 9,2°C.

6-7. Sorgenti ubicate a piccola distanza dalla sorgente Grotto , circa alla medesima quota. Sgorgano alla testata di due vallecole e danno origine a piccole rogge che sono visibili superficialmente solo in periodi piovosi. Le sorgenti sono provviste di piccole captazioni di vecchia costruzione e non sono utilizzate. La temperatura delle acque è la stessa della sorgente Grotto (9,2°C).

8. Sorgente simile alle due precedenti, ma con valori di portata più costanti. Attualmente captata per i servizi dell'albergo e dello stabilimento. L'acqua di questa sorgente ha temperatura di 9,2°C.

9. Captazione situata al margine della piana di fondovalle, in essa vengono immesse le acque della Fonte Bianca, la captazione inoltre impegna una falda acquifera abbondante, presumibilmente alimentata da acque circolanti entro le placche detritiche che si trovano immediatamente a monte. L'acqua captata alimenta l'impianto di lavaggio dello stabilimento di imbottigliamento.

10. Captazione ubicata al piede del pendio, a valle delle sorgenti 6, 7 e 8, praticamente raccoglie le acque provenienti da queste sorgenti. Le acque captate non vengono utilizzate. La temperatura è d i 9,2°C."

Il Volpatti ipotizzò anche i vari sistemi di alimentazione delle sorgenti, diversificando le sorgenti minerali da quelle oligominerali. Tali teorie verranno confermate e riprese da studi successivi più approfonditi.

L'anno successivo alla redazione della relazione idrogeologica affidata al geologo Volpatti, i Mantegazza incaricarono l'Università degli Studi di Milano, Cattedra di Idrologia e Climatologia Medica, di effettuare uno studio sulle qualità terapeutiche dell'acqua "Antica Fonte". In quegli anni era direttore della Cattedra di Idrologia di Milano il prof. Gualtierotti che diresse gli studi commissionati analizzando l'acqua sia dal punto di vista delle sue caratteristiche chimiche-fisiche, sia dal punto di vista idrofarmacologico.

Furono effettuate ricerche sperimentali su particolari impieghi terapeutici dell'acqua di Tartavalle esaltando l'attività epatoprotettrice dell'acqua minerale solfato-bicarbonato- alcalino-terrosa "Antica Fonte" mediante il test dell'intossicazione alcoolica. Inoltre, per quanto riguarda le azioni terapeutiche sull'uomo, pur essendo nota in letteratura un'ottima risposta al trattamento con quest'acqua nell'epato-paziente, si ritenne opportuno condurre una accurata ricerca clinica sull'azione terapeutica in epato-pazienti trattati presso l'Ospedale Generale di Zona "San Giovanni dei Battuti di Spilimbergo (Pordenone).

La ricerca idrofarmacologica confermò quanto noto in letteratura sull'azione terapeutica di quest'acqua e portò a consigliare di aggiungere fra le indicazioni essenziali da inserire in etichetta "indicata nelle malattie del fegato e delle vie biliari" analogamente a quanto compare sulle etichette delle acque minerali di questo gruppo.
Più specificamente l'acqua denominata "Antica Fonte" di Tartavalle appartiene al sottogruppo delle acque solfato bicarbonato alcalino terrose (calciche). Azione tipica di esse è l'intervento sull'apparato biliare. Il calcio ed anche il magnesio presentano una ben definita azione rilassante sulla muscolatura dell'apparato biliare. In tal modo si determina un drenaggio delle vie biliari che si concretizza in un'azione colagoga.

L'osservazione clinica dimostrò inoltre che le acque solfato bicarbonato alcalino terrose "Antica Fonte" posseggono una azione farmacologia generale e locale, a livello degli organi con i quali vengono preminentemente a contatto: in primo luogo lo stomaco, dove esercitano azione sedativa e antispastica, per poi procedere nell'intestino.

Cartolina storica del complesso termale.

L'unicità delle caratteristiche dell'acqua e le sue qualità terapeutiche restano però ancora in attesa di un giusto sviluppo.